Il primo segnale · Che cosa fare se
Hanno presentato una denuncia o una querela contro di te
Lo sai da un messaggio del vicino, da un avvocato che «ti invita a un incontro», da una lettera della Questura, o lo temi soltanto. Una denuncia non è un processo e una querela non è una condanna: sono l'inizio di un procedimento che può chiudersi in molti modi, alcuni dei quali dipendono da te. Questa pagina spiega la differenza tra denuncia e querela, che cosa succede al fascicolo, come e quando lo verrai a sapere, che cosa non fare, e quali strade chiudono il caso prima del processo.
In breve
- La denuncia riguarda i reati «perseguibili di ufficio» (art. 333 c.p.p.): chiunque può farla, e una volta fatta il procedimento non dipende più da chi l'ha presentata. La querela è la «volontà che si proceda» della persona offesa (art. 336) per i reati che la legge lascia alla sua scelta: va proposta «entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto» (art. 124 c.p.) e può essere rimessa, estinguendo il reato (art. 152 c.p.).
- La denuncia o querela arriva al pubblico ministero, che iscrive il fatto e, se ci sono indizi, il tuo nome nel registro (art. 335). Non ti viene comunicato nulla. Lo scoprirai da un atto (informazione di garanzia, invito, avviso di conclusione delle indagini) o chiedendolo (Il certificato dell'art. 335).
- Non contattare chi ti ha denunciato, non «spiegare» alla polizia senza un difensore, non rispondere da solo all'avvocato di controparte. Conserva tutto ciò che ricostruisce i fatti.
- Per i reati a querela il procedimento si chiude con la remissione accettata (artt. 152-155 c.p.; art. 340 c.p.p.), spesso dentro un accordo con risarcimento; anche senza accordo, il giudice dichiara estinto il reato se hai «riparato interamente» il danno prima dell'apertura del dibattimento (art. 162-ter c.p.), salvo per lo stalking. Dal 2022 la mancata comparizione del querelante come testimone vale remissione tacita.
- Chi ti accusa sapendoti innocente commette calunnia (art. 368 c.p., «reclusione da due a sei anni»); ma la calunnia richiede che il denunciante sappia che sei innocente, e la contro-denuncia va valutata con il difensore, non presentata d'impulso.
Denuncia e querela: la differenza che decide tutto
| Denuncia | Querela | |
|---|---|---|
| Per quali reati | Reati «perseguibili di ufficio»: la maggior parte dei delitti gravi (rapina, estorsione, maltrattamenti, violenza sessuale con eccezioni, spaccio, reati contro la pubblica amministrazione, lesioni gravi, omicidio, falso, riciclaggio, reati tributari…) | Reati che la legge lascia alla persona offesa: percosse, lesioni lievi, minaccia, ingiuria (oggi illecito civile), diffamazione, furto semplice e con alcune aggravanti, danneggiamento, truffa semplice, appropriazione indebita, violenza privata, violazione di domicilio, molestie, stalking (con eccezioni), violenza sessuale (di regola), e molti altri dopo la riforma del 2022 |
| Chi la fa | «Ogni persona che ha notizia» del reato (art. 333); i pubblici ufficiali hanno l'obbligo (art. 331) | Solo la persona offesa o chi la rappresenta (art. 120 c.p.) |
| Termine | Nessuno, salvo la prescrizione del reato | «Tre mesi dal giorno della notizia del fatto» (art. 124 c.p.); sei mesi per lo stalking, dodici per i reati sessuali |
| Si può ritirare? | No: il procedimento prosegue anche contro la volontà del denunciante, che può solo rendere dichiarazioni diverse (e risponderne) | Sì, con la remissione, «solo prima della condanna», che «estingue il reato» se accettata dal querelato |
| Anonima | «Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso» (art. 333, comma 3), ma la polizia può prenderne spunto per acquisire d'iniziativa una notizia di reato | Non esiste: la querela va sottoscritta e identificata (art. 337) |
| Se è falsa | Calunnia (art. 368 c.p.) se chi accusa sa che sei innocente; simulazione di reato (art. 367) se il reato non è mai avvenuto; false informazioni (art. 371-bis) se poi mente al pubblico ministero | |
Che il reato sia a querela o d'ufficio lo dice la norma incriminatrice, di solito nell'ultimo comma («il delitto è punibile a querela della persona offesa»). La riforma del 2022 ha spostato molti reati dalla procedibilità d'ufficio a quella a querela per alleggerire i tribunali, e leggi successive ne hanno riportati alcuni indietro: per il tuo caso, il difensore controlla il testo vigente. La differenza pratica è enorme: nei reati a querela il procedimento può finire con una firma; in quelli d'ufficio no, e il «ritiro della denuncia» che l'altra parte promette o minaccia non esiste.
Che cosa succede alla denuncia
La denuncia o la querela viene presentata «al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria» (art. 333, comma 2), che la trasmette alla Procura. Il pubblico ministero la iscrive nel registro (art. 335): a modello 21 con il tuo nome se il fatto è «determinato e non inverosimile» e ci sono «indizi a tuo carico»; a modello 44 (ignoti) se non sei identificato; a modello 45 se ritiene che il fatto non sia reato. Poi delega la polizia per le indagini: sentire il denunciante (per alcuni reati entro tre giorni: art. 362, comma 1-ter), i testimoni, acquisire documenti, chiedere informazioni. Le indagini durano fino a un anno dall'iscrizione del tuo nome, sei mesi per le contravvenzioni, prorogabili (I termini). Alla fine il pubblico ministero chiede l'archiviazione, se non c'è «una ragionevole previsione di condanna» (art. 408), oppure esercita l'azione penale. Nei reati minori a citazione diretta, molto spesso il primo atto che ricevi è l'avviso di conclusione delle indagini (art. 415-bis) o il decreto di citazione stesso.
Quanto ci vuole? Non c'è una durata tipica affidabile: una querela per minacce tra vicini può restare in un cassetto per un anno e poi essere archiviata, o arrivare a un decreto di citazione dopo due; una denuncia per un reato grave attiva indagini nel giro di giorni. Il certificato dell'art. 335, ripetuto ogni qualche mese, è l'unico modo per seguire il fascicolo senza aspettare che qualcosa arrivi.
Come lo vieni a sapere
- Dalla controparte: «ti ho denunciato» detto a voce, scritto in un messaggio, o comunicato dal suo avvocato con una lettera che invita a «definire bonariamente». La lettera non è un atto del procedimento e non ti obbliga a nulla; nemmeno prova che la querela sia stata davvero presentata.
- Dalla polizia: una convocazione per «sommarie informazioni» (art. 350, se sei indagato, con difensore) o per l'elezione di domicilio; la richiesta di documenti.
- Dalla Procura: informazione di garanzia (art. 369), invito a presentarsi (art. 375), avviso di un accertamento tecnico, avviso di conclusione delle indagini (art. 415-bis), decreto di citazione a giudizio.
- Da te: con la richiesta delle iscrizioni (art. 335, comma 3), che dice se e da quando sei iscritto, per quale reato, con quale numero di procedimento.
Che cosa non fare
- Non contattare chi ti ha denunciato, né direttamente né tramite amici o parenti, né sui social. Un messaggio di scuse è una confessione; un messaggio di rimprovero è una minaccia o una ritorsione; entrambi finiranno nel fascicolo. Se esiste un divieto di avvicinamento o di comunicazione, ogni contatto è un nuovo reato. Gli accordi si fanno tra avvocati.
- Non «chiarire» con la polizia senza un difensore. Chi è indagato non può essere sentito senza difensore (art. 350); le «dichiarazioni spontanee» rese per convincere l'agente hanno usi che non controlli (La facoltà di non rispondere).
- Non rispondere da solo all'avvocato di controparte: la sua lettera merita una risposta del tuo avvocato, o nessuna risposta.
- Non distruggere messaggi, e-mail, documenti, registrazioni: se sono tuoi, ti servono; se ti sono contrari, la loro distruzione è un reato in più e non impedisce che vengano acquisiti altrove.
- Non presentare una contro-querela d'impulso: la calunnia richiede la prova che l'altro sapesse della tua innocenza, e una querela reciproca «di ritorsione» per fatti minori spesso peggiora entrambe le posizioni. Se però l'altro ha commesso reati contro di te, la querela va presentata entro tre mesi, e la scelta va fatta con il difensore in tempo.
- Non ignorare gli atti che arrivano: ogni avviso ha un termine (venti giorni per il 415-bis, quindici per l'opposizione al decreto penale, i termini per i riti).
Che cosa fare
- Ricostruisci i fatti per iscritto, per te e per il difensore: date, luoghi, persone presenti, messaggi, documenti, testimoni. Conserva gli originali.
- Parla con un avvocato penalista, anche per una sola consulenza: valuta se il fatto è reato, se è a querela o d'ufficio, se la querela è tempestiva, quali sono gli esiti probabili e i costi. Il certificato dell'art. 335 è il primo atto che chiederà.
- Valuta la remissione, se il reato è a querela: la remissione «è fatta e accettata personalmente o a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione ricevuta dall'autorità procedente o da un ufficiale di polizia giudiziaria» (art. 340 c.p.p.), «non può essere sottoposta a termini o a condizioni» (art. 152 c.p.), e si accompagna di regola a un accordo scritto separato sul risarcimento; «le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo che nell'atto di remissione sia stato diversamente convenuto» (art. 340, comma 4). Devi accettarla: la remissione «non produce effetto, se il querelato l'ha espressamente o tacitamente ricusata» (art. 155 c.p.), e c'è chi la rifiuta per ottenere un'assoluzione piena. La remissione e gli accordi.
- Valuta la riparazione: nei reati a querela rimettibile, «il giudice dichiara estinto il reato… quando l'imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato», anche con un'offerta reale non accettata «ove il giudice riconosca la congruità della somma» (art. 162-ter c.p.); non vale per lo stalking. E in tutti i reati, la giustizia riparativa (mediazione con la vittima) può portare a un esito che la legge considera remissione tacita della querela (art. 152, comma 3, n. 2).
- Valuta la tenuità: per i reati con pena detentiva non superiore nel minimo a due anni, il fatto di «particolare tenuità» non è punibile (art. 131-bis c.p.), e la richiesta di archiviazione per tenuità è frequente per i piccoli conflitti (La tenuità del fatto).
- Prepara la memoria difensiva per quando arriverà l'avviso 415-bis, o presentala prima (art. 367 c.p.p.): documenti, testimoni da sentire, la tua versione. Nei conflitti tra privati, una memoria ben fatta prima della richiesta di archiviazione è spesso decisiva.
Se la denuncia è falsa
La calunnia (art. 368 c.p.) punisce chi «con denunzia, querela, richiesta o istanza… incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato», con «la reclusione da due a sei anni», aumentata se dal fatto deriva una condanna. La chiave è «che egli sa innocente»: chi denuncia in buona fede un fatto che ha interpretato male non è calunniatore, e per questo la maggior parte delle denunce per calunnia, presentate al termine di un procedimento archiviato, viene a sua volta archiviata. Ha senso presentarla quando la falsità è documentabile (il denunciante era altrove, sapeva che l'oggetto non era stato rubato, ha scritto lui stesso di volerti «rovinare»). Il momento giusto è dopo l'archiviazione o l'assoluzione, con gli atti in mano; la prescrizione della calunnia lascia il tempo. La vittima di una denuncia falsa ha anche il diritto al risarcimento dei danni, in sede penale con la costituzione di parte civile nel processo per calunnia o in sede civile, e, se ha subito la custodia cautelare, la riparazione per l'ingiusta detenzione (L'ingiusta detenzione).
Casi frequenti
- «Mi ha denunciato per lesioni ma è stato lui a colpire per primo.» Le lesioni lievi sono a querela; la tua versione, con testimoni e referti, va documentata subito; la tua querela per le lesioni che hai subito ha tre mesi dal fatto. Spesso l'esito è la doppia remissione.
- «L'avvocato della controparte mi propone di "chiudere" con 3.000 euro.» Se il reato è a querela, l'accordo con remissione è una strada legittima; l'importo si negozia tra avvocati e l'atto di remissione deve essere depositato e accettato. Se il reato è d'ufficio, il pagamento non chiude nulla, ma la riparazione del danno resta un'attenuante (art. 62, n. 6, c.p.) e conta per la tenuità, per la sospensione condizionale e per i riti.
- «La querela è stata presentata dopo cinque mesi.» È tardiva, salvo che il termine decorra da una «notizia del fatto» più recente o che il reato sia tra quelli con termine più lungo: il difensore la eccepisce e il procedimento si chiude per difetto di querela (art. 411).
- «Sono stato denunciato per un reato d'ufficio e la vittima vuole ritirare.» Non può. Può però rendere dichiarazioni che ridimensionano il fatto, partecipare a un programma di giustizia riparativa, non costituirsi parte civile; e la sua remissione, se il reato viene riqualificato in uno a querela, torna utile.
- «Ho ricevuto un decreto penale di condanna senza sapere di essere indagato.» Succede nei reati minori: hai quindici giorni per l'opposizione (Il decreto penale).
Fonti
Codice penale, artt. 62, 120, 124, 131-bis, 152, 153, 155, 162-ter, 367, 368, 371-bis; codice di procedura penale, artt. 331, 333, 335, 336, 337, 340, 350, 362, 367, 369, 375, 405, 408, 411, 415-bis (testo vigente su normattiva.it); D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (estensione della procedibilità a querela; remissione tacita per mancata comparizione; giustizia riparativa). Verificato il 20 settembre 2026.
Dove chiedere aiuto
Questo sito spiega. Non difende nessuno e non risponde a nessuno.
Non ha un modulo di contatto e non ha un telefono. Chi ha un procedimento in corso ha bisogno di un difensore e dei canali ufficiali, che sono gli stessi per tutti:
- Un avvocato penalista — l'albo del Consiglio nazionale forense (consiglionazionaleforense.it) e l'albo online dell'Ordine della tua città dicono chi è davvero avvocato; presso ogni Ordine ci sono gli elenchi dei difensori d'ufficio e del patrocinio a spese dello Stato.
- Il difensore d'ufficio — se non ne hai uno, la polizia o il giudice ne nominano uno dagli elenchi (art. 97 c.p.p.); è tuo diritto sostituirlo con uno di fiducia in qualunque momento.
- La cancelleria e la segreteria della Procura — per la richiesta ex art. 335 c.p.p. (sapere se sei iscritto), per le copie degli atti depositati e per la nomina del difensore.
- Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà (garantenazionaleprivatiliberta.it) e i garanti regionali e comunali — per chi è in carcere o in un luogo di custodia.
- Il 1522 (antiviolenza e stalking, 24 ore su 24), il 112 e i centri antiviolenza — per chi è vittima; il 800 290 290 antitratta.
La pagina Il difensore spiega come si sceglie e si verifica un avvocato, che cosa fa il difensore d'ufficio e come si ottiene il patrocinio a spese dello Stato.